Sconosciuto

•Luglio 25, 2009 • Lascia un Commento

Sconosciuto.

Tre tavoli di troppo

ci separano,

i deserti arabici

o le vastità oceaniche.

Sette metri

e troppo silenzio.

E i miei occhi, e le tue labbra.

 

Alzi gli occhi,

mi fissi infastidito.

 

Mi stupisco

che la stessa natura

sappia creare

chi è come me

e chi come te.

Per Elisa

•Luglio 25, 2009 • Lascia un Commento

 

Tenevi/ tra le mani quei miei libri. / Li sfogliavi a caso/ camminando su di un cielo /di tende e tazze scordate. /Ti amavo così /incorniciata di casualità inattesa/ proprio quando il mezzogiorno ci cancellava. /Sul sogno di quei giorni/ del tuo infinito divano nero/ avrei bisogno di parlarti, chiedere/ i particolari che nascondi/ nei momenti di silenzio. /Non per amore, no. /Solo il ricordo di quando potevamo./

Ricordami

•Aprile 21, 2009 • 2 Commenti

Quando passo di là,
vorrei chiederti di dirmi ciò
che ricordi meglio.
Quale pezzo, che particolare di me.
Resterei in quel buio, ad ascoltarti
mentre ti volti e rispondi.
Neppure nei sogni riesco a richiamare il tuo viso,
e come macchia cammina
nei luoghi che ci hanno visto.
La tua voce è dispersa dietro gli angoli,
non risuona dai ricordi, e mi sforzo
d’inventarla di nuovo.
E mentre ritorno, sempre più assente,
non riesco a credere
in quel che è rimasto
tu che sei morto, io che sono restato.

Piange il buio.

•Marzo 31, 2009 • Lascia un Commento

Come si può, figli miei,
nascondere le nostre lacune
incolmabili,
come addobbare i nostri difetti
e i nostri debiti?
Di fronte a tanta ingenua perfezione
Non so sollevare lo sguardo.
Come acqua lascio ogni stanza,
senza fare rumore, con un po’ d’umido
che non voglio sapere, non mi volto a guardare.
Come fate a non arrossire davanti ai vostri specchi,
a sentirvi superiori a qualcuno, a non strisciare,
a non cavarvi gli occhi davanti
al confronto?
Cambio lato del letto ma non dormo,
non è sonno.
E’ la finestra illuminata
sembra sospirare, l’avvento di un’agonia,
sospesa sulla campagna.

Propedeutica alla compassione, lesson#2

•Febbraio 10, 2009 • Lascia un Commento

Mamma: Oggi, mentre ero in giro con il cane, due cagnini per strada lo hanno attaccato. Lui voleva difendersi, ma è caduto e non riusciva a rialzarsi. Mi ha fatto una pena incredibile. Nicola mi sei venuto in mente tu quando eri all’asilo; meno male che eri imponente, se no le avresti prese da tutti.

lessico famigliare

•Gennaio 24, 2009 • Lascia un Commento

Babbo: Tanto non ti credo più, ti sei giocato la fiducia mia e di tua madre per sempre. So che è brutto a dirsi, perchè in una famiglia si dovrebbe avere fiducia, purtroppo qui non è così. Te la sei giocata per sempre.

Propedeutica alla compassione (less.#1)

•Gennaio 24, 2009 • Lascia un Commento

Babbo: E’ morta la modella sudamericana a cui hanno amputato mani e gambe…
Mamma: E’ stata la sua fortuna.

Trucidasalomè

•Gennaio 4, 2009 • Lascia un Commento

             

 Santa Maria della pietà,

 

schiantati nel marmo,

schienati nella polvere.

Ubriachi e Strafatti,

impregnati di fumo,

vestiti con l’ultima cosa

pulita,

a te gridiamo.

 

I nostri muscoli atrofizzati-

Gonfiali;

le rate sudate della palestra-

Abbuonacele;

senza spendere troppo in lampade-

Abbronzaci;

il portafoglio di Gucci-

Riempicelo;

il prezzo smodato della benzina-

Asciugalo;

quelli che scopano nei parcheggi-

Proteggili;

i nostri genitori frustrati-

Picchiali nel sonno;

le auto eleganti-

Falle esplodere;

gli Autogrill di notte, senza un rumore-

Santificali;

le discoteche tronfie-

Zittisci;

i nostri discorsi seri-

Zittisci;

quando lascio aperta la finestra prima di morire-

Ti prego entra;

le nostre lamentele insopportabili-

Zittisci;

le mie preghiere-

Taci.

 

       

 

Cioè si cade

•Gennaio 4, 2009 • Lascia un Commento

Ogni stanza chiusa, dietro le ultime tende, tace.

precipitano le foglie

in tagli profondi. Il sangue sa persino di metallo.

Una luce sonnolenta impolvera le camere.

Restare qui, dietro al vetro, ad odiarti,

sarebbe dirti che ti cerco.

Mai saprai ciò che non ti lascerò sapere,

lo so, mi capirai.

Di queste guerre tu sei, siamo

esperti.

Notte di Ferragooosto

•Dicembre 28, 2008 • 1 Commento

Non so come accidenti fossi arrivato a quel punto. Si stava lì nell’ombra estiva del soggiorno in mutande e non si aspettava nient’altro che si facesse sera. Ogni tanto spostavo il ronzare delle mosche con qualche colpo secco, ma non era molto utile perché appena qualche secondo più tardi l’orbita tornavo ad essere comunque io. Finivo spesso il gin e l’acqua tonica era una delle poche cose che restavano dentro al frigorifero, con il pacco da sedici che si bagnava di neon ogni volta che ne che me ne facevo una. Quando il gin era finito mi mettevo le pianelle appena faceva buio e facevo un salto, vestito com’ero, fino al discount che stava dietro al mio quartiere. Camminavo lungo i marciapiedi e mi addentravo pesante nel parcheggio pieno di scatoloni e macchine vecchie. Una volta mandai affanculo una bambina nera che mi faceva la linguaccia dal finestrino, che si facesse inculare! Il gin sta con gli alcolici, vicino alla vodka, non mi serve un carrello, tengo le due bottiglie, le più economiche, in mano, una nella destra e una nella sinistra. Ridacchio tra me e me perché sembro un po’ Michelangelo delle tartarughe ninja, con i suoi due pugnali. Adesso quel cartone lo danno alle 10 del mattino e sono sveglio di solito, se non mi sono sbronzato troppo la sera prima, me lo guardo e mi piace Michelangelo che dice sempre “mondo pizza” invece odio Splinter, quel topo di fogna. Bleah!

Le chiavi sono sempre nascoste nel posacenere di fianco alla porta. E’ da quando vivo lì che ci stanno, e non ho la minima intenzione di spostarle. Se vogliono rubare, che entrino pure, e rùbino! Non c’è mica niente, sai da rubare. Se mi devono sfasciare una finestra, che poi devo ripagare io, è meglio che trovino subito le chiavi nella sabbietta del posacenere.

Qualche mese fa facevo l’idraulico, ho la cassetta degli attrezzi ancora sul tavolo del salotto, non si sa mai, che qualcuno chiami. Lavoravo con mio fratello, è andato sempre tutto bene, inutile dire “ci conoscevamo fin da piccoli”,una volta mi chiamano di notte, una signora aveva bisogno perché il tubo conduttore della doccia era scoppiato, mio fratello mi dice “ vai tu, che abita dietro casa tua!”. In realtà lo capivo che era con quella puttana slovacca che si scopa il venerdì quando sua moglie non c’è, io gli dissi che avevo un po’ bevuto, ma lui non sentì ragioni anche perché credo che non avesse nemmeno smesso di scoparla, la troia, mentre parlava al cellulare con me. Mise giù in fretta e furia. Inutile dire che feci un gran casino con quella signora settantenne, non solo la sua doccia non smise di fare acqua, ma inizio anche ad uscire un liquido color terriccio che straripava sul pavimento, finché non mi rassegnai e le chiesi se le andava una scopata, visto che non riuscivo a sistemare la doccia e che la chiamata notturna l’avrebbe comunque pagata.

Il pomeriggio seguente mio fratello mi chiamò tutto imbarazzato dicendo che c’era aria di crisi al lavoro, mi chiese se avevo presente quel ragazzo albanese che aveva in cantiere di licenziare, io sì cazzo che ce l’avevo presente, mi era sempre stato sui coglioni. Ecco, mi disse, sua moglie sta per avere un bambino, non posso licenziarlo ora, spero che mi capirai, etc etc. Alla fine mi disse, guarda per qualche tempo non avremo bisogno, puoi riposarti anche un po’, visto il caldo che fa.. Siccome ogni tanto vado a comprarmi il Gin, avevo paura che mi chiamasse quand’ero fuori, così mi ero comprato con gli ultimi soldi una bella segreteria telefonica, ma non chiamava mai nessuno, è inutile dirvelo, mai nessuno.

Adesso me ne sto qui, guardo la televisione mezzo sbronzo da mattina a sera, il gin tonic non manca, a volte mi grulla lo stomaco dalla fame, ma guardo il fondo del bicchiere del gin tonic che non lavo mai e lo riempio. Ogni tanto mi faccio una doccia, ma veloce per non sprecare acqua.

Una sera mi sono addormentato sul divano e suonano incessantemente alla porta. Mi sveglio, cazzo. La notte? Chi viene a rompere i coglioni di notte? Forse sono i ladri che non trovano la chiave.. poi mi accorgo che è la tv, dannata tv! Mi vien da ridere.. cerco di alzarmi, ma ho una fitta allo stomaco che mi ributta a sedere. Mi tengo ben saldo e finalmente mi alzo, ma cammino piegato in avanti. Un dolore indescrivibile, mi sembrava che dovesse uscire il mondo dalla mia bocca. Poi mi calmai, presi il bicchiere e bevvi il fondo. Stavo sudando freddo, Mi appoggiai al muro con entrambe le mani. Poi ci fu una musica fortissima che sembrava provenisse da tutte le parti, dalla cucina, dal bagno, dalle luci fuori dalle tapparelle abbassate.. una musica vecchia di quei film vecchi. Poi ci fu una voce e li crollai, sentii una spinta verso il basso, mi abbassai, mi sembrò di tornare bambino quando dovevo centrare il vasino rosso e i miei genitori facevano il tifo. Man mano che spingevo la voce si faceva più chiara. Ora lo sapevo, veniva dal mio interno; quando spinsi con tutte le mie forze la voce stava disse: “’ ‘nasera ‘nasera a tutti, Benvenuti a Porta a Porta”.